Dalla Magna Grecia agli Aragonesi, un approdo ricercato

Identificata come la tana di Tifeo, Ischia/Pithecusae, nella mitologia greca, era il luogo da cui il gigante eruttava fiamme ed acque calde e provocava i terremoti. Ischia è infatti di origine interamente vulcanica, ed ospitò i primi esseri umani fin dal Neolitico (3.500 a.C.), come dimostrano i vari reperti ritrovati sulle alture di Punta Imperatore, nella frazione di Panza ed in altre zone dell’isola. Ma furono i Fenici a scoprirla nel 2.000 a.C. ed i Greci ad insediarvisi nell’800 a.C., seguiti poi dai Siracusani e dai Romani, che la scelsero come luogo termale per eccellenza.

Nel 1953, nella necropoli di San Montano a Lacco Ameno, l’archeologo tedesco Buchner ritrovò la splendida Coppa di Nestore, risalente al 725 a.C. e che oggi costituisce il più antico esempio di poesia scritta in lingua greca. Dopo i Romani iniziarono una serie di colonizzazioni continue, dovute alla posizione e al clima favorevole dell’isola: Saraceni, Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi, che hanno lasciato ad Ischia il celebre Castello Aragonese e la Torre di Guevara. Tante popolazioni, tante culture e tanti stili architettonici che l’isola ha fatto suoi e che sono ben visibili negli edifici, nei vicoletti dei borghi marinari, nei villaggi rurali e nelle antiche ville in stile napoletano, come quella che ospita l’Albergo della Regina Isabella.

Dalla Magna Grecia agli Aragonesi, un approdo ricercato